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Friday, April 27th, 2007Qualcosa accade da anni nella ventiquattresima notte di aprile e in quel pugno di ore il senno sfuma cedendo il proprio spazio alla mente del tempo che fu.
Anche quest’anno abbiamo scattato qualche foto.
Qualcosa accade da anni nella ventiquattresima notte di aprile e in quel pugno di ore il senno sfuma cedendo il proprio spazio alla mente del tempo che fu.
Anche quest’anno abbiamo scattato qualche foto.
Ho settato 4 sveglie per domattina, spero bastino; ognuna di esse è rigorosamente impostata in bastard-mode.
Una è sopra all’armadio, una sotto al letto, una attiva winamp con una puttanata rumorosa di Sonique e l’ultima è quella del cellulare, la più infame. Per l’occasione infatti ho selezionato come traccia la stessa suoneria delle chiamate.
Qualcuno mi fa uno squillo per le 7.00?
Il $grandeProgettoCazzuto che sto seguendo da un po’ di tempo prevede la riscrittura pseudo-accessibile del codice pre-esistente che è molto tabellizzato, javascriptato e decisamente trans(itional).
Noi, nell’immodesta persona di me, che qui siamo fottuti puristi e ci stiamo spappolando gli anzulli riscrivendo il tutto col notepad++, confidiamo ciecamente nel Karma.
Riscrivere a mano qualcosa come 1MB di xhtml dovrà pur ripagare i danni all’anima di un decennio di goliardica bestemmia libera, no?
Meditavo e medito tutt’ora sull’evidenza di un fatto, o meglio di un marchio.
Il logo di Google è colorato, il font è semplice - quasi banale - e s’intona a meraviglia su un colore soltanto: il bianco.
Insomma, a pensarci bene fa proprio cahare. Google, è giusto dirlo, vale sì e no 64.5mld di dollari.
Cara azienda xxx che mi hai commissionato un logo: se il vettoriale che ti ho spedito con tanto amore ti fa cagare sono cazzi tuoi che non sai farlo fruttare.
Ho appena archiviato una mail che galleggiava nella posta in arrivo da qualcosa come un mese.
Ora la inbox è vuota, ALLELUJA!
Venerdì sera è scomparso Alessandro Polo, da qualche tempo s’era trasferito a Londra per lavorare.
Bazzicava nella mia scuola e ci avrò scambiato sì e no quattro parole in questi anni.
Mi fermo un attimo a riflettere e a tirare le somme quando a lasciarci le penne è un mio coetaneo.
Sul Gazzettino di Venezia e sul Corriere della Sera ne hanno parlato. Domani verrà effettuato l’esame autoptico per far luce sulle cause del decesso.
In crescendo.
Rimpiango ogni istante investito allenandomi a colpi di mouse, tastiera e mug di caffé affinando l’arte sopraffina del rocket jump più duro nell’indimenticabile q3dm6.
La libertà , in nucleo, era schizzare via dal suolo, prender slancio sfiorando i muri, fraggare in volo e atterrare all’estremo opposto della mappa in un unico fluire di salti ed esplosioni.
Questi di Event Horizon la sanno lunga.
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