Venerdì un’amica ed io ci siamo chiariti. Siccome non ho capito chi dei due fosse - metaforicamente - sobrio, per i primi cinque minuti non ho capito chi fosse e cosa stesse dicendo, ma le guardavo - discretamente - le tette. Dopo un’ora e mezza che parlavamo avevo le idee molto più chiare.
Sabato abbiamo stronzeggiato a colpi di tagliata e di aperol macchiato vino e acqua, ma giusto macchiato perché sennò fa male.
Domenica sono tornato a Napoli, Lunedì ho sudato stringendo mani delle Pubbliche Amministrazioni (una mano lava l’altra e due mani fanno più male di una), ho visto le puttane e mi hanno cancellato il volo a spese del frigo bar dell’albergo - pagato dalla Alpi Eagles - che ci ha ospitati una notte in più, fino a Martedì. La sera mi sono addormentato alla terza scena di Solaris, con Clooney: il libro non ha eguali. Fabio, che da lunedì è il mio ex coinquilino (al suo posto ora c’è Tania, finalmente appartamento misto), mi suggeriva la soporifera e bolscevica versione del regista russo Andrej Tarkovskij.
Mercoledì ho avuto una crisi da pagina bianca di fronte al notepad++ ed al Photoshop. E’ terribile.
E’ Giovedì da poco meno di un’ora. Prima di andare a letto vi ho caricato su Flickr le peccaminose foto della grigliata di sabato. Pace all’anima delle bottiglie di Aperol.